Storie "italiane"

Berlusconi e la prosopagnosia collettiva

Ecco un trafiletto tratto dalla rivista francese Sciences Humaines (novembre 2006), dal titolo “L’«indimenticabile» Berlusconi”.  

Traduciamo:
“Un’italiana di 66 anni, V.Z., soffre di prosopagnosia, un disturbo del riconoscimento dei volti: in fotografia, non riconosce gli amici, né i vicini, né i cugini, né Mussolini, né Elisabetta II. In breve, non riconosce nessuno, tranne… Berlusconi! Sei mesi più tardi, le viene riproposto il test. Il suo stato è peggiorato: non riconosce più nemmeno il marito e i figli. Ma Berlusconi sì! I ricercatori confessano il loro disorientamento e formulano la seguente ipotesi: Berlusconi s’è impegnato in una propaganda così intensa che la sua immagine ha smesso di essere quella di una persona per diventare un’icona. V.Z. riconoscerebbe dunque una rappresentazione simbolica, come quando dice «Gesù» se le si mostra un’immagine di Cristo sulla croce”.

Preciso e puntuale, dopo la sigla del cronista (C.B.), il riferimento bibliografico ad una ricerca scientifica di prestigio internazionale, condotta da due scienziati italiani, Sara Mondini e Carlo Semenza, pubblicata sulla rivista di Neuropsicologia Cortex, nell’aprile del 2006, col titolo “How Berlusconi keeps his face: A neuropsychological study in a case of semantic dementia”. 

Innanzitutto facciamo l’auspicio che V.Z. possa essere efficacemente curata.
Ma poi, al di là del caso umano, non sembra anche a voi che questa inquietante “demenza semantica” ci riguardi un po’ tutti?
Non è forse vero che lo stesso ex Capo del Governo ha parlato di sé come dell’“Unto del Signore” (letteralmente il “Cristo”)? Non è stato proprio il suo medico a definirlo “immortale”? E quanti sono coloro che lo venerano come un idolo, disposti a considerare tutto quel che dice come una verità rivelata, anche quando contraria alla logica, al senso comune e all’esperienza materiale?

A dire il vero quest’idea che molti, non solo V.Z., siano convinti che Berlusconi non sia una persona in carne ed ossa ma una sorta di entità suprema, non me la son fatta da solo, ma l’ho trovata per esempio di recente in uno degli acuti corsivi che Michele Serra tiene quotidianamente su La Repubblica (ci tornerò più avanti).
La televisione oggi non rappresenta più la realtà, la sostituisce. Non lo sostengono soltanto inarrivabili intellettuali francesi (beh! loro sono sempre un po’ più avanti). No, lo dicono anche esperti più nostrani, come Aldo Grasso del Corriere della Sera (ma è anche un docente universitario) o Giorgio Simonelli di Tv Talk su Raitre (anche lui docente universitario).
E non è proprio Berlusconi il principale artefice italiano di una Tv che ha ucciso il mondo per sostituirsi a esso?
Nulla di strano allora se, per tutti noi che lo vediamo in Tv e ne leggiamo sui giornali, Egli non è più una persona reale ma si è trasformato in un’icona, cioè un simbolo, un mito, un idolo da venerare (o meno).
Ecco, non sono certamente l’unico a sospettare quel che sta accadendo, la terrificante metamorfosi in atto. Nel corsivo di Serra che ho citato sopra (quello del 5 gennaio 2007) ho trovato delinearsi lo stesso atroce sospetto: quel che dice Berlusconi gli sembra “la sostituzione della realtà (in blocco) con la fiction”.

 

Mi sento più tranquillo. Non sono l’unico a temere che questo morbo si stia pericolosamente diffondendo.

Forse però la nostra malattia, per certi aspetti, è anche peggiore di quella di V.Z. Noi, infatti, non siamo forse fermamente convinti che Berlusconi esista realmente? E non siamo anche certi del fatto che abbiano un qualche rapporto con la realtà concreta i mondi fittizi della televisione in cui viviamo senza rendercene del tutto conto?
Nel frattempo magari la realtà scomparirà e non ce ne accorgeremo neppure.
A differenza di chi rifiuta di riconoscere le immagini delle cose, perché le considera radicalmente diverse dalle cose stesse, noi non siamo forse affetti da una distorsione mentale ancor più perniciosa, quando crediamo che siano realmente esistenti le cose che la Tv ci mostra?
Non vi pare evidente che tutta la propaganda di Berlusconi si fonda su una serie ben articolata e convincente di miti? Opere pubbliche, sicurezza, ricchezza diffusa, libertà, soprattutto Libertà, una Chimera di cui non si dà mai la definizione e che intanto convive con tutti i proibizionismi e le intolleranze possibili, magari nello stesso giro di frase (ma la logica non è parte del mito). E a tutta la sua mitologia parecchi di noi ci credono. E anche quelli che non ci credono, la discutono nel merito e quindi la prendono sul serio, come se si trattasse di qualcosa di realmente possibile e attuabile. 

Ma Berlusconi non è solo Berlusconi.
Non viene anche a voi il timore che l’intera società e soprattutto tutta la scena politica italiana attuale starebbero subendo questo processo che ci condurrà, probabilmente ed inesorabilmente, ad una demenza semantica totale, ad una sorta di prosopagnosia galoppante collettiva?
Non vi viene il dubbio che anche tra gli ex oppositori di Berlusconi, che ora sono al governo, possa presto o tardi diffondersi questa pericolosa tendenza alla mitologia, all’iconizzazione di se stessi?
Per esempio, di che cosa si preoccupano ora? Governare, ci si potrebbe aspettare, cioè affrontare i problemi reali, cercare di risolverli, tentare di migliorare la condizione di tutti gli italiani. No, a quattro anni di distanza dalle prossime elezioni, hanno cominciato già a discutere di riforma del sistema elettorale, fissare le regole del gioco, studiare i modi migliori non per sconfiggere i problemi, ma per battere gli avversari e restare al potere. In questo teatrino virtuale, la politica è forse già, come la vita sociale, economica, e persino individuale, solo oggetto di un gioco mediatico cui assistiamo, dimenticandoci di tutto ciò che esiste concretamente? Ma no, cerchiamo di non diventare troppo apocalittici. 

Alla fine, comunque, non capita anche a voi di dibattervi in una duplice, contraddittoria, sensazione?
Da un lato, un certo sollievo: se tutto ciò è solo una messinscena spettacolare, se è solo immagine, mito, vana credenza, idolo etereo, si dovrebbe far in fretta a liberarcene. Basta non crederci più, convincersi che il tempo dei miti e degli idoli è finito da un pezzo. Già, fosse facile! Non abbiamo tutti e sempre più bisogno di miti?
E allora non subentra l’altra sconsolante sensazione? Se tutto diventa mito e idolo, non è meglio lasciar da parte il mondo concreto, in cui c’è sempre qualche problema troppo pratico da risolvere, e abbandonarsi fiduciosi alla piacevole dimensione del sogno?

10 gennaio 2007

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