Sito web di Angelo Conforti

Lampi

«[...] chi dice di non essere né di destra né di sinistra è sempre di destra; e chi dice di essere oltre le ideologie ne ha sempre una, pure quella di destra» (Alberto Melloni, La Repubblica, 20 Aprile 207).

«È mia convinzione che la filosofia non sia una disciplina, di cui sia possibile definire l'oggetto e i confini [...] o, come avviene nelle università, pretendere di tracciare la storia lineare e magari progressiva. La filosofia non è una sostanza, ma un'intensità che può di colpo animare qualunque ambito: l'arte, la religione, l'economia, la poesia, il desiderio, l'amore, persino la noia. Assomiglia più a qualcosa come il vento o le nuvole o una tempesta: come queste, si produce all'improvviso, scuote, trasforma e perfino distrugge il luogo in cui si è prodotta, ma altrettanto imprevedibilmente passa e scompare.  [...] filologia e filosofia, amore per la parola e amore per la verità non possono in alcun modo essere separati. La verità dimora nella lingua e un filosofo che non avesse cura di questa dimora sarebbe un cattivo filosofo. I filosofi, come i poeti, sono innanzitutto i custodi della lingua e questo è un compito genuinamente politico, soprattutto in un'epoca, com'è la nostra, che cerca con ogni mezzo di confondere e falsificare il significato delle parole» (Giorgio Agamben, La Repubblica, 15 Maggio 2016).

«Quelli che dicono - e magari ne sono convinti - di essere sempre sinceri sono i più pericolosi.  Non sanno di mentire inevitabilmente, non se ne rendono conto e sono prigionieri di se stessi» (Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, 2010).

Creatura complicata è l’uomo: sa tanto di tante cose, ma conosce davvero pochissimo se stesso. Il problema di cosa sia l’uomo è sempre l’ultimo che ci poniamo. L’uomo è anche ciò che né lui né gli altri sanno di lui; si è contenti di non conoscere se stessi, perché niente più di questo disturba il roseo bagliore delle illusioni. L’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. L’uomo dovrebbe prima di tutto sforzarsi di conoscere sé stesso, per poi vivere in armonia con la propria verità. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito» (Carl Gustav Jung).

«Abbiamo visto scomparire due idee e relative pratiche che giudicavamo fondamentali: l'idea di uguaglianza e quella di pensiero critico. Ad aggravare queste perdite si è aggiunta, come se non bastasse, la vittoria della stupidità» (Luciano Gallino, Il denaro, il debito e la doppia crisi, Einaudi, Torino, 2015).

«Il rimedio alle disuguaglianze è investire nell'educazione» (Eric Maskin, Premio Nobel per l'economia 2007).

«I film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti. I film vanno avanti come i treni, come i treni nella notte» (François Truffaut, La nuit americaine, 1973).

«La ricerca della felicità è un diritto delle persone» (Risoluzione ONU n. 65/309 del 19/07/2011).

«Del resto e in generale è certissimo che nella natura delle cose si scuoprono mille contraddizioni in mille generi e di mille qualità, non delle apparenti, ma delle dimostrate con tutti i lumi e l'esattezza la più geometrica della metafisica e della logica; e tanto evidenti per noi quanto lo è la verità della proposizione Non può una cosa a un tempo essere e non essere. Onde ci bisogna rinunziare alla credenza o di questa o di quelle. E in ambo i modi rinunzieremo alla nostra ragione.» (Giacomo Leopardi, 2 Giugno 1824, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, o Zibaldone).

«Non si può meglio spiegare l'orribile mistero delle cose e della esistenza universale [...] che dicendo essere insufficienti ed anche falsi, non solo la estensione, la portata e le forze, ma i principii stessi fondamentali della nostra ragione. Per esempio quel principio, estirpato il quale cade ogni nostro discorso e ragionamento ed ogni nostra proposizione, e la facoltà istessa di poterne fare e concepire dei veri, dico quel principio. Non può una cosa insieme essere e non essere, pare assolutamente falso quando si considerino le contraddizioni palpabili che sono in natura. L'essere effettivamente, e il non potere in alcun modo esser felice, e ciò per impotenza innata e inseparabile dall'esistenza, anzi pure il non poter non essere infelice, sono due verità tanto ben dimostrate e certe intorno all'uomo e ad ogni vivente, quanto possa esserlo verità alcuna secondo i nostri principii e la nostra esperienza. Or l'essere, unito all'infelicità, ed unitovi necessariamente e per propria essenza, è cosa contraria dirittamente a se stessa, alla perfezione e al fine proprio che è la sola felicità, dannoso a se stesso e suo proprio inimico. Dunque l'essere dei viventi è in contraddizione naturale essenziale e necessaria con se medesimo. La qual contraddizione apparisce ancora nella essenziale imperfezione dell'esistenza (imperfezione dimostrata dalla necessità di essere infelice, e compresa in lei); cioè nell'essere, ed essere per necessità imperfettamente, cioè con esistenza non vera e propria. [...] Intanto l'infelicità necessaria de' viventi è certa. E però secondo tutti i principii della ragione ed esperienza nostra, è meglio assoluto ai viventi il non essere che l'essere. Ma questo ancora come si può comprendere? che il nulla e ciò che non è, sia meglio di qualche cosa?» (Giacomo Leopardi, 2 Giugno 1824, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, o Zibaldone).

«Certo secondo le leggi dell'esistenza che noi possiamo conoscere, cioè quelle dedotte dalle cose esistenti che noi conosciamo, o sappiamo che realmente esistono, l'infinito cioè una cosa senza limiti, non può esistere, non sarebbe cosa ecc. Pare che solamente quello che non esiste, la negazione dell'essere, il niente, possa essere senza limiti, e che l'infinito venga in sostanza a esser lo stesso che il nulla. Pare soprattutto che l'individualità dell'esistenza importi naturalmente una qualsivoglia circoscrizione, di modo che l'infinito non ammetta individualità e questi due termini sieno contraddittorii; quindi non si possa supporre un ente individuo che non abbia limiti» (Giacomo Leopardi, Bologna 1-2 Maggio 1826, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, o Zibaldone).

«Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu e sarà sempre infelice di necessità. Non il genere umano solamente, ma tutti gli animali. Non gli animali soltanto ma tutti gli altri esseri al loro modo. Non gl'individui, ma le specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi.» (Giacomo Leopardi, Bologna, 19 aprile 1826, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, o Zibaldone).

«Tutto quello che temevamo di subire dal comunismo - che avremmo perso la nostra casa, i nostri risparmi, che saremmo stati costretti a lavorare per salari da fame, senza nessuna voce in capitolo all'interno del sistema - è diventato realtà col capitalismo» (Jeff Sparrow, 2013).

«La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia» (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione).

«L’uomo folle. “[...] Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, ad una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguì – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre più lontana da loro delle più lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”» (F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125).

«Ho scritto molti saggi sulla psicanalisi, ho lavorato con Freud a Vienna. Ci dividemmo sull’invidia del pene: Freud pensava di doverla limitare alle donne» (Leonard Zelig nel film di Woody Allen, Zelig, 1983)

«Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!» (Karl Marx, Critica al programma di Gotha, 1875)

«Donde ha preso Dante la materia del suo inferno, se non da questo nostro mondo reale? E nondimeno n’è venuto un inferno bell’e buono. Quando invece gli toccò di descrivere il cielo e le sue gioie, si trovò davanti a una difficoltà insuperabile: appunto perché il nostro mondo non offre materiale per un’impresa siffatta.» (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, vol. II, Libro IV, § 59, 1818)

«D’ora innanzi guardiamoci meglio infatti, signori filosofi, dal pericoloso, antico favoleggiamento concettuale, che ha impiantato un "puro, senza volontà, senza dolore, atemporale soggetto della conoscenza"; guardiamoci dalle prensili braccia di tali concetti contraddittori come "pura ragione", "assoluta spiritualità", "conoscenza in sé"; qui si pretende sempre di pensare un occhio che non può affatto venir pensato, un occhio che non deve avere assolutamente direzione, in cui devono essere troncate, devono mancare le forze attive e interpretative, mediante le quali soltanto vedere diventa un vedere qualcosa: qui dunque viene sempre preteso un controsenso e un non-concetto di occhio. Esiste soltanto un vedere prospettico, soltanto un "conoscere" prospettico; e quanti più affetti lasciamo parlare sopra una determinata cosa, quanti più occhi, differenti occhi sappiamo impegnare in noi per questa stessa cosa, tanto più completo sarà il nostro "concetto" di essa, la nostra "obiettività". Ma eliminare in genere la volontà, sospendere tutte quante le passioni, ammesso che di questo fossimo capaci: come? non significherebbe castrare l’intelletto?» (Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, 1887)

«Almeno questo ora è limpido e chiaro: né futuro né passato esistono, e solo impropriamente si dice che i tempi sono tre, passato, presente e futuro, ma più corretto sarebbe forse dire che i tempi sono tre in questo senso: presente di ciò che è passato, presente di ciò che è presente e presente di ciò che è futuro. Sì, questi tre sono in un certo senso nell’anima e non vedo come possano essere altrove: il presente di ciò che è passato è la memoria, di ciò che è presente la percezione, di ciò che è futuro l’aspettativa. […] In te, anima mia, misuro il tempo. Non frastornarmi coi tuoi “cosa? come?” Non frastornare te stessa con la folla delle tue impressioni. In te, dico, io misuro il tempo. Sì, l’impressione che le cose passando producono in te rimane quando le cose son passate: è questa che è presente, non quelle, che son passate perché lei ne nascesse. È questa che misuro, quando misuro il tempo» (Agostino, Le confessioni, 20.26 – 27.36)

«Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me» (Vangelo di Matteo 10, 34-37)

«[...] il cittadino, sempre attivo, suda, s’agita, si tormenta senza posa per cercare occupazioni ancor più laboriose; fatica fino alla morte, vi corre anzi per mettersi in grado di vivere, o rinuncia alla vita per acquistar l’immortalità; fa la corte ai grandi che odia e ai ricchi che disprezza; nulla risparmia per ottener l’onore di servirli; si vanta con orgoglio della sua bassezza e della loro protezione; e, fiero della sua schiavitù, parla con sdegno di quelli che non han l’onore di dividerla. Che spettacolo, per un Caraibo, i lavori penosi e invidiati di un ministro europeo! [...] l’uomo socievole, sempre fuori di sé, non sa vivere che nella opinione altrui; e, per così dire, solo dal loro giudizio trae il sentimento dell’esistenza propria. Non appartiene al mio argomento mostrar come da tale disposizione nasca tanta indifferenza per il bene e per il male, pur con sì bei discorsi di morale; come, riducendosi tutto alle apparenze, tutto diventi fittizio e finto, onore, amicizia, virtù e spesso perfino i vizi stessi, di cui infine si trova il segreto di gloriarsi [...]» (Jean-Jacques Rousseau, Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, 1755)

«Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato» (Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby, 1925)

«Perfino noi, per nascita divinatori d’enigmi, noi che siamo in attesa per così dire sulle montagne, piantati fra l’oggi e il domani, interiormente tesi nella contraddizione tra l’oggi e il domani, noi primogeniti e figli prematuri del secolo imminente, noi che già dovremmo scorgere le ombre che ben presto avvolgeranno l’Europa: com’è che perfino noi le guardiamo salire senza una vera partecipazione a questo ottenebramento, soprattutto senza preoccuparci e temere per noi stessi? Siamo forse ancor troppo soggetti alle più immediate conseguenze di questo avvenimento: e queste più immediate conseguenze, le sue conseguenze per noi, contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, non sono per nulla tristi e rabbuianti, ma piuttosto come un nuovo genere, difficile a descriversi, di luce, di felicità, di ristoro, di rasserenamento, di rincoramento, d’aurora [...]. In realtà, noi filosofi e “spiriti liberi”, alla notizia che il vecchio Dio è morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di riconoscenza, di meraviglia, di presentimento, d’attesa, finalmente l’orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non è sereno, – finalmente possiamo di nuovo scioglier le vele alle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell’uomo della conoscenza è di nuovo permesso; il mare, il nostro mare, ci sta ancora aperto dinnanzi, forse non vi è ancora mai stato un mare così “aperto”» (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, § 343).

«Preferisco un onesto bandito che mi vuole rapinare a mano armata a un politico che mi vuole turlupinare con le parole, e se scrivo di crimine guardo a tutta l'organizzazione generale, non solo narrando del vero ladro, ma anche di quel che fa un banchiere» (Don Winslow, Festival Courmayeur Noir, dicembre 2012).

«Dio perdona... io no!» (Giuseppe Colizzi, film del 1967 con Bud Spencer e Terence Hill).

«Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza» (Arthur Bloch, citato in Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia, § 22, pag. 13; citato anche da Marco Travaglio, Servizio pubblico, La 7, 8 novembre 2012).

«Per agire con intransigenza, è indispensabile capire bene quale sia il fine da raggiungere e quale sia la via per arrivarci. Solo una profonda convinzione e una forte volontà mettono al riparo dal grave errore di procedere ora avanti ora indietro come il gambero o di oscillare come canna al vento. Tanto la convinzione, quanto la volontà salda esigono per Gramsci la tolleranza: “Da queste prime osservazioni risulta come l'intransigenza nell'azione abbia per suo presupposto naturale e necessario la tolleranza nella discussione che precede la deliberazione”. Soltanto una discussione “esauriente e sincera”, condotta nella “massima tolleranza” delle diverse e contrastanti opinioni di tutti coloro che vi prendono parte, può portare ad una verità e a ragioni attorno alle quali si uniscono fino a fondersi le anime e le volontà. Mentre la tolleranza porta all'intransigenza nell'azione - perché tutti sono convinti, grazie alla discussione, che “quella è la verità, e che pertanto bisogna assolutamente attuarla” e “tutti sono diventati responsabili dell'insuccesso” - l'intolleranza che nasce dall'autoritarismo e dall'idolatria “porta necessariamente alla transigenza, all'incertezza, alla dissoluzione degli organismi sociali”. La persona intransigente è nemica dei fanatici e degli intolleranti.» (Maurizio Viroli, L’intransigente, Laterza, 2012).

«[...] dichiaro che sono cristiano perché accetto incondizionatamente gli insegnamenti morali di Gesù Cristo, e cerco di praticarli per quanto la debolezza della natura umana me lo consente; quanto ai dogmi che sono andati sovrapponendosi nei secoli agli insegnamenti morali di Cristo, non me ne importa proprio nulla; non li accetto, non li respingo, non li discuto: la mia fede in certe norme di condotta morale non dipende dal credere che Cristo era figlio di Dio. Vi sono canaglie che credono alla divinità di Cristo e galantuomini che non ci credono. Io divido gli uomini secondo che sono canaglie o galantuomini, e non secondo che hanno gli occhi neri o azzurri, o secondo che credono alla divinità di Cristo» (Gaetano Salvemini, Discussioni con un cattolico sincero)

Grazie a Davide Vanicelli che l'ha pubblicato su Facebook

«Or gli italiani, generalmente parlando [...] ridono della vita: ne ridono assai più e con più verità e persuasione intima e disprezzo e freddezza che non fa niun'altra nazione. [...] Nel loro animo non c'è posto per l'immaginazione e per le illusioni che nutrono gli ideali generosi di libertà e spingono all'azione, finanche al sacrificio. Disprezzano i grandi che li hanno, e con consumata abilità li deridono» (Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani, 1823)

«[...] tutto si svolgeva ormai di sera, dentro quei sepolcri di case appena illuminati dal tenue riflesso dello schermo televisivo, in cui gli uomini, simili a defunti, sedevano davanti alle luci grigie o multicolori che sfioravano i loro volti ma senza mai toccarli dentro» (Ray Bradbury, Il pedone, 1961)

La Repubblica, 29/11/2011 (grazie a Davide Vanicelli che l'ha pubblicata su Facebook)

«[...] gli italiani hanno [...] animo di schiavi» (Piero Gobetti. La rivoluzione liberale, 1924)

«I rapporti borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la società borghese moderna che ha creato per incanto mezzi di produzione e di scambio così potenti, rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate» (Karl Marx e Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, 1848).

«C'è chi aspetta sempre il mondo perfetto e, intanto, di questo mondo non gli va bene nulla; c'è anche chi crede che il mondo perfetto sia soltanto quello che sta creando lui e guai a criticarlo; io spero di riuscire a non far mai parte di nessuna delle due categorie» (Anonimo del VII secolo a.C.).

«Ciascuno, che si sia svegliato dai primi sogni di giovinezza, e abbia osservato la propria e l’altrui esperienza, e guardato intorno nella vita, nella storia del passato e del tempo suo, come infine nelle opere dei grandi poeti, troverà per risultanza, quando un pregiudizio incancellabilmente impresso non paralizzi il suo giudizio, che quest’umano mondo è il regno del caso e dell’errore, i quali senza pietà vi imperano, nelle grandi come nelle piccole cose; e accanto a quelli agitano inoltre follia e malvagità la sferza. Di là deriva, che ogni cosa buona si faccia strada solo a fatica, e alcunché di nobile e di saggio ben raramente venga alla luce, raggiungendo efficacia o attenzione; mentre l’assurdo e lo stolto nel dominio del pensiero, il triviale e lo scipito nel dominio dell’arte, il malvagio e l’insidioso nel dominio delle azioni, soli tengono il campo appena turbati da brevi interruzioni. E viceversa l’eccellenza in ogni genere è sempre un’eccezione, un caso tra milioni; sì che, quando s’è manifestata in un’opera durevole, questa, dopo esser sopravvissuta al rancore dei suo contemporanei, rimane isolata, e la si conserva come un aerolito, caduto da un ordine di cose diverso da quello che qui regna» (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, vol. II, pp. 426-29, libro IV, § 59).

«Ogni sentiero, in quanto cammino della ricerca umana, è a un tempo via e sviamento, avanzamento e smarrimento» (Pietro Chiodi, Prefazione a Sentieri interrotti di Martin Heidegger)

«La nozione di libertà non è più attuale. Ora come ora siamo più "pensati" di quello che noi pensiamo e siamo più "agiti" di quello che agiamo: questa constatazione definisce la mia concezione di quello che chiamo tribalismo: porre l’attenzione sull’esistenza di una dimensione di confusione, di contaminazione» (Michel Maffesoli)
 

"Nel momento in cui, finalmente, decidiamo di impegnarci davvero, si mette in moto anche la Provvidenza. Ogni sorta di eventi interviene in nostro favore, situazioni che altrimenti non si sarebbero mai verificate, coincidenze inaspettate, incontri e aiuti materiali che non ci saremmo mai sognati di poter trovare" (Johann Wolfgang Von Goethe).

"[...] come è tanto palese da risultare autoevidente, la Tv plasma massicciamente stili di vita e modalità di interpretare il mondo [...]" (Massimiliano Panarari, L'egemonia sottoculturale, 2010).

"Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontrarci" (Julio Cortázar).

"Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, VI, 76-78)

"Riuscire a realizzare il dispotismo grazie al suffragio universale! Il miserabile [Napoleone III] ha compiuto un colpo di stato autoritario appellandosi al popolo bue!
Sta avvertendoci come sarà la democrazia di domani" (Umberto Eco, Il cimitero di Praga, 2010)

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

(John Keats)

 

Ricordo il magico istante:
Davanti m’eri apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.
Nei disperati miei tormenti,
Nel chiasso delle vanità,
Tenera udivo la tua voce,
Sognavo i cari lineamenti.
Anni trascorsero. Bufere
Gli antichi sogni poi travolsero,
Scordai la tenera tua voce,
I tuoi sublimi lineamenti.
E in silenzio passavo i giorni
Recluso nel vuoto grigiore,
Senza più fede e ispirazione,
Senza lacrime,
Né vita e amore.
Tornata è l’anima al risveglio:
E ancora mi sei apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.
E nell’ebbrezza batte il cuore
E tutto in me risorge già -
E la fede e l’ispirazione
E la vita e lacrime e amore.

(Aleksandr Sergeevic Puškin)

"Non è verace il discorso che ad un innamorato si debba preferire chi non ama, con il pretesto che il primo delira e l’altro invece è sano e saggio. Ciò sarebbe detto bene se il delirio fosse invariabilmente un male; ora invece i più grandi doni ci provengono proprio da quello stato di delirio, datoci per dono divino. Perché appunto la profetessa di Delfi, le sacerdotesse di Dodona, proprio in quello stato di esaltazione, hanno ottenuto per la Grecia tanti benefici, sia agli individui che alle comunità; ma quando erano in sé fecero poco o nulla. […] la testimonianza degli antichi considera superiore lo stato di delirio che viene da un dio che il senno ch’è proprio degli uomini" (Platone, Fedro).

"Omnia vincit amor et nos cedamus amori" (Virgilio, Bucoliche, X, 69) [L'amore è la forza più grande che esista, impossibile sopprimerla]

"Etsi omnes, ego non" (motto della Resistenza antinazista tedesca)

"Abbiamo tutti crisi di identità, perché un’identità singola è un’illusione della mente monoteistica che, ad ogni costo, vorrebbe sconfiggere Dioniso" (James Hillman). 

"Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza, perché, quando l'amata è accanto a te la vita ti inonda con la forza dell'eros, che è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte" (Christos Yannaras, teologo cristiano ortodosso). 

"Se può apparire strano parlare della poesia, della religione e della profezia come di una follia, nel caso dell'amore non dovrebbe esserci alcun problema. Chiunque ha amato, sa che si tratta di una follia, di una pazzia il cui significato è sfuggente, i cui scopi e i cui esiti sono enigmatici, le cui regole disorientanti, la cui attrazione travolgente" (Thomas Moore, Pianeti interiori, Bergamo, Moretti & Vitali, 2008).

"Nel mio mestiere [di pubblicitario] nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma" (Frédéric Beigbeder, Euro 13,89, Milano, Feltrinelli).

"Solo la cultura e i libri (...) possono renderci consapevoli della nostra sostanza umana, dandoci, attraverso la memoria, il senso di noi nello scorrere del tempo e nel confronto con il passato" (sintesi di Eugenio Garin, da una lettera del Cardinale Basilio Bessarione, filosofo e umanista bizantino, 31 maggio 1468).

"L'amore [...]  è un prendere e dare reciproco […] Colui che prende non si trova con ciò più ricco dell’altro: si arricchisce, certo, ma altrettanto fa l’altro; parimenti quello che dà non diviene più povero: nel dare all’altro egli ha anzi altrettanto accresciuto i suoi propri tesori. Giulietta dice nel Romeo e Giulietta: “Più ti do, tanto più io ho” […]. L’amore acquista questa ricchezza di vita nello scambiare tutti i pensieri, tutte le molteplicità dell’anima, poiché cerca infinite differenze e trova infinite unificazioni, si indirizza all’intera molteplicità della natura per bere amore da ognuna delle sue vite. Quel che c’è di più proprio si unifica nel contatto e nelle carezze degli amanti, fino a perdere la coscienza, fino al toglimento di ogni differenza: quel che è mortale ha deposto il carattere della separabilità, ed è spuntato un germe dell’immortalità" (Hegel, "Frammento sull'amore", Scritti teologici giovanili, 1793-94).

"Chi non spera in ciò che sembra impossibile, proprio non sperandolo lo renderà irrealizzabile" (Eraclito, Frammenti, VI secolo a. C.)

"Tu sai che il meglio che ti può capitare è di evitare il peggio" (Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore)

 "Non esiste alcuna verità" (George Simenon, L'uomo che guardava passare i treni)

 "Quelli che ... ti spiegano le tue idee senza fartele capire .. oh! yeahhh" (Enzo Jannacci, Quelli che...)

 " ... l'esiguità dello stipendio di un professore è lo specchio della disistima di un Paese verso se stesso e il proprio futuro" (Luca Doninelli, Il professore)

" L'insegnamento non dovrebbe essere paragonato al riempimento di una bottiglia con dell'acqua, ma piuttosto all'aiuto che si dà a un fiore per crescere nel modo che gli è proprio. Come ogni buon insegnante sa, i metodi dell'istruzione e la quantità di programma svolto sono questioni di poca importanza in confronto con il successo nel far sbocciare la curiosità naturale degli studenti e nello stimolare il loro interesse a compiere ricerche in modo autonomo. Ciò che gli studenti imparano da soli quando la curiosità naturale e i loro impulsi creativi sono sorti non solo sarà ricordato, ma sarà la base per ulteriori ricerche e, forse, significativi contributi intellettuali" (Noam Chomsky)

 "... le rivendicazioni di autonomia, di libero sviluppo, di  laisser aller vengono avanzate col maggior calore proprio da coloro secondo i quali nessuna briglia sarebbe troppo stretta ..." (Friedrich Wilhelm Nietzsche, Crepuscolo degli idoli)

 "... ho fiducia nelle persone, ma non ho fiducia nella maggioranza delle persone; mi sa che io, comunque ..., mi troverò sempre d'accordo con una minoranza ..." (Nanni Moretti, Caro diario)

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"Art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato"
(
Costituzione della Repubblica Italiana, 1946)


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