Angelo Conforti

Breve guida ai problemi della filosofia


"[...] la filosofia va studiata non per amore delle precise risposte alle domande che essa pone, poiché nessuna risposta precisa si può, di regola, conoscere per vera, ma piuttosto per amore delle domande stesse; perché queste domande allargano la nostra concezione di ciò che è possibile, arricchiscono la nostra immaginazione e intaccano l’arroganza dogmatica che preclude la mente alla riflessione; ma soprattutto perché, grazie alla grandezza dell’universo che la filosofia contempla, anche la mente diviene grande, ed è resa capace di quella unione con l’universo che costituisce il suo massimo bene".

Bertrand Russell, The problems of Philosophy, Oxford, 1957

Questo testo nasce dalla pratica didattica. All’origine c’è un’amara constatazione. Ciò che spinge solitamente gli esseri umani ad agire, l’interesse e la curiosità, quasi sempre manca nei confronti delle discipline scolastiche. Ma ancora non basta. Per lo più accade che le stesse materie che si studiano a scuola, che per noi insegnanti sono così ricche di stimoli culturali e di profonde soddisfazioni, riescano ben presto a far svanire negli studenti quella curiosità e quell’interesse che sono connaturati ai giovani.

Queste considerazioni valgono per tutte le discipline, ma ci spiace soprattutto rilevare che prima o poi anche chi insegna filosofia deve rassegnarsi ad accettare tale situazione. E ciò è ancor più scoraggiante per chi, come noi, crede che niente più della filosofia sia lontano dall’essere una materia scolastica nel senso deteriore della parola.

La filosofia nasce dalla meraviglia e cresce nel desiderio di conoscenza, nel gusto del dialogo, nella passione della ricerca, nella gioia della scoperta.

Il lavoro che questo testo illustra ha preso le mosse dal nostro rifiuto di ridurre la filosofia a un comune oggetto di insegnamento, a una successione arida di idee fossilizzate, di formule strane e astratte da imparare e ripetere.

Pur sapendo che la realtà extrascolastica offre occasioni ben più stimolanti di quanto non siano le normali proposte scolastiche, abbiamo accettato la sfida, convinti che la filosofia abbia in sé le risorse per suscitare nei giovani un profondo interesse.

Innanzitutto abbiamo cercato di tener conto della non piccola questione del linguaggio filosofico. Siamo del tutto convinti della necessità di puntare all’acquisizione della specifica terminologia tecnica, ma siamo anche certi del fatto che non basti impararla meccanicamente. Occorre piuttosto apprenderla consapevolmente e ci sembra che ciò sia possibile soltanto grazie ad un’adeguata mediazione. In altre parole, per possedere i concetti filosofici bisogna innanzitutto che si capisca di che cosa si sta parlando, quando si sale ad un certo livello di astrazione, quali siano le questioni di cui si occupa la filosofia con le sue specifiche terminologie. È molto pericoloso dare per scontato che i nostri studenti capiscano anche solo approssimativamente qual è l’oggetto di cui trattiamo, quando ci sforziamo di spiegare le teorie di un autore. D’altronde, ciascuno di noi, nel corso della propria quotidiana attività di mediazione didattica, quando illustra Platone, o Leibniz, o Fichte, tenta di tradurre opportunamente termini dal significato talora oscuro, e comunque specifico, come idea, o monade, oppure Io, con il suo correlativo Non-Io.

L’altro impegno che ci siamo assunti è quello di enucleare quelli che ci paiono i problemi più importanti della riflessione filosofica, pur senza abbandonare del tutto l’impostazione diacronica della trattazione. Pertanto, anziché procedere per autori e per teorie, abbiamo seguito lo sviluppo concettuale e problematico del pensiero filosofico, cercando di coglierne le sfaccettature attraverso la trattazione dei diversi pensatori. Poiché tutte le filosofie sono nate come tentativi di risposta alle domande che l’umanità s’è posta volta per volta, come ipotesi di soluzione ai problemi ai quali si è trovata, e si trova tuttora, di fronte, ci pare assurdo costringere gli studenti a memorizzare un catalogo di risposte e di soluzioni, senza far cenno alle domande e ai problemi cui si riferiscono. Questo è purtroppo paradossale, ma spesso il paradosso è più reale, comune e diffuso di quanto non si creda. Noi vorremmo invece provare a spostare l’attenzione proprio sulle domande, facendo leva sulla naturale problematicità del pensiero umano. Ciò allo scopo di comprendere meglio la natura ed il significato delle risposte stesse. Naturalmente, ci siamo imposti dei precisi limiti, circoscrivendo la nostra analisi soltanto ad alcune delle questioni che appaiono più rilevanti, sia per il carattere prevalentemente metodologico del nostro lavoro, sia per l’obiettiva inesauribilità del compito, lasciando agli studenti il compito di tematizzare le questioni derivate.

Infine, il rapporto con la realtà. La filosofia è solo apparentemente astratta, se con questa parola s’intende qualcosa di estremamente lontano dalla realtà concreta. Ci piacerebbe riuscire a trasmettere l’idea che la filosofia è in un legame intimo e inscindibile proprio con la vita di tutti i giorni, con gli aspetti più comuni e tangibili della nostra esistenza, al punto che solo essa ci aiuta a scoprire il volto più autentico, e talvolta insospettabile, di quella realtà che crediamo di conoscere così bene.


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