Scuola Democratica

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Appello al Partito Democratico

Ipotizziamo che il PD e Veltroni costituiscano l’ultima possibilità di tener lontano il leader del centro-destra e i suoi alleati dal potere legislativo e da quello esecutivo (quello economico, quello mediatico, e chissà quanti altri, se li tengono ben stretti).

In ragione di ciò, non possiamo esimerci dal rivolgere un appello urgente al nuovo segretario e al neonato partito.

Pensiamo si debba fare agli italiani una grande promessa e poi, soprattutto, mantenerla.

La promessa dovrebbe esser quella di riqualificare tutto il sistema scolastico italiano.

Ciò significa reperire risorse finanziarie. Ci sono (non serve far finta che non sia così) e normalmente vengono sprecate in abbondanza (inutile che ricordiamo come: è sotto gli occhi di tutti).

E poi significa, soprattutto, investirle nell’istruzione e nella formazione.

In particolare, le risorse dovrebbero essere utilizzate allo scopo di migliorare le infrastrutture scolastiche (le più mal ridotte d’Europa) e valorizzare la professione degli insegnanti, conferendo loro più alte retribuzioni (ora sono le più basse del mondo).

Al di fuori di tattiche e strategie, questa sarebbe una politica di prospettiva, che guarda alle giovani generazioni e al futuro della nostra società.

Da scuole migliori e insegnanti professionisti (adeguatamente retribuiti) trarrebbero probabile giovamento lo sviluppo dell’intelligenza, della creatività, delle competenze e delle capacità della cittadinanza.

Migliorando questi fattori aumenterebbe la capacità competitiva degli italiani, anche la crescita economica sarebbe meno problematica, la nazione tornerebbe a produrre ricchezza e la maggiore ricchezza permetterebbe di salvaguardare il patto generazionale, consentendo pensioni più dignitose e un lavoro forse più flessibile (per le maggiori competenze acquisite dai cittadini), ma meno precario.

È inoltre facilmente ipotizzabile che una società più istruita e più colta possa crescere e vivere con un più elevato senso dello Stato, rispetto a quello attuale (prossimo allo zero).

La crescita della cultura della cosa pubblica e dello Stato di diritto non è improbabile che generi un più oculato ed equo utilizzo delle risorse finanziarie, favorendo una più giusta distribuzione della ricchezza prodotta, lontano dalla "cultura" del privilegio e della difesa di interessi particolaristici, che caratterizzano la politica attuale.

Questo tipo di intervento era già stato promesso dall’Ulivo fin dalla sua nascita (1995), ma non è stato mai attuato. Anzi, i trasferimenti finanziari alle scuole sono diminuiti in una decina d’anni del 70% e i docenti sono sempre più umiliati e demotivati.

Quindi, non basta prometterlo di nuovo. Bisogna prometterlo e poi mantenerlo.

Ora, il ministro Fioroni, che è del PD, fa della propaganda, sostenendo che il nuovo contratto della scuola è "un contratto di svolta", in cui "finalmente si inizia a valorizzare il fattore «P», la professionalità" [vedi www.istruzione.it].

Ma il signor ministro dimentica forse (o fa finta?) che si tratta del rinnovo del contratto del biennio economico 2006/2007, cioè di un contratto in scadenza, che l’aumento andrà a regime con retroattività da Febbraio 2007, che in altre parole andrà perso un anno intero di incremento di stipendio (tutto il 2006), che i 140 euro di aumento medio, tanto sbandierati dai media, sono un dato statistico lordo che riguarda una percentuale molto bassa di insegnanti, che la maggior parte di essi avrà al netto in busta paga 50 euro al mese o poco più, che tale rinnovo contrattuale non restituisce completamente la perdita di potere d’acquisto nel biennio e non attua pienamente il fiscal drag, e soprattutto che un progetto di valorizzazione della professione docente va affrontato in modo sistematico e politico, non contrattuale.

Questo, infatti, non è affatto un discorso corporativo o sindacale, ma riguarda tutta la cittadinanza, perché una scuola di qualità produce vantaggi per la collettività nel suo complesso e una professionalità docente di alto livello è una delle possibili condizioni per la crescita dell’intera società civile e per la vita delle istituzioni dello Stato.

Il PD e Veltroni dovrebbero impegnarsi a cambiare realmente in questa direzione, smetterla di praticare il metodo della sfacciata propaganda, che altri utilizzano con molta più spregiudicatezza e sistematicità.

In conclusione, senza affrontare con lungimiranza i problemi veri, quelli che riguardano la costruzione del futuro della nostra società, il degrado sociale e il declino della politica potrebbero divenire inarrestabili.

 Fidenza, 23 Ottobre 2007

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